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SALA VI
LA MUSICA IN CAMMINO
Non si suona solo nei salotti, o nei grandi teatri, o nelle affollate sale da concerto.
La musica segue l'uomo nelle sue attività quotidiane, nei suoi piccoli e grandi
spostamenti, condividendone il cammino. Gli strumenti musicali devono quindi adattarsi
alle necessità dei loro suonatori, acquisendo forme e proporzioni nuove, spesso
insolite, sempre ingegnose. Diventano di volta in volta strumenti di lavoro, mezzo
di sostentamento quotidiano, occasione di svago, accompagnamento della preghiera.
Chi con la musica si guadagna da vivere necessita di strumenti piccoli, possibilmente
leggeri e facili da trasportare. Come la pochette, minuscolo violino tascabile che i maestri
di danza riponevano nella giacca quando andavano ad impartire lezioni a domicilio, o
come gli strumenti-bastone - violini, flauti, fagotti - dall'aspetto volutamente nodoso
ed irregolare, che imita quello di un ramo. Oltre ad essere perfettamente funzionali,
costituivano anche un valido appoggio per quanti, dopo una lunga camminata, desideravano
riposare un po'.
Suonatori ambulanti e mendicanti si avvalevano di piccole arpe, di fisarmoniche e organini,
e soprattutto della ghironda che aveva l'indiscutibile pregio di essere semplicissima da
usare. Questo strumento di origine medievale era talmente diffuso tra i mendicanti da
essere spesso indicato come 'lira da orbi' o 'viola mendicorum'. Tuttavia poteva vantare
degli appassionati anche tra le file dell'aristocrazia: la regina Maria Lesczynska,
moglie di Luigi XV di Francia, ne era talmente entusiasta da introdurla nell'ambiente
sofisticato della corte di Versailles. La musica era infatti un passatempo molto
diffuso presso l'aristocrazia e la ricca borghesia, continuamente alla ricerca di
strumenti che potessero appagare la vista oltre che l'udito. Ne è un esempio evidente
la lira-chitarra, molto diffusa in epoca napoleonica, che riprende i riccioli e le
volute dello strumento di Apollo, e che era solitamente riservata alle dame. Legata
all'ambito domestico è anche la suggestiva arpa eolia, strumento 'improprio',
nel senso che non è azionato da alcun esecutore. Le sue origini affondano nella
leggenda: nella Bibbia è scritto infatti che il re David possedesse una lira in grado
di suonare da sola al vento del Nord. Questa lunga cassetta veniva appesa in prossimità
delle finestre: il vento faceva vibrare le corde in armonie sovrannaturali e remote,
care allo spirito romantico dell'Europa dell'Ottocento.
Mandolini, chitarre, e arpette di dimensioni ridotte svolgevano la loro funzione tanto
in casa che all'aperto, fornendo un adeguato accompagnamento musicale a scampagnate
e pic-nic. Si prestavano bene allo scopo anche questo prezioso cembalo piegatorio -
strumento da viaggio costituito da tre pezzi incernierati tra loro e richiudibili -
e l'orphica, un piccolo pianoforte nato nel 1795 per uso dilettantistico, che aveva
anche il pregio di essere facile da suonare.
Anche chi suona per rendere lode a Dio spesso è costretto ad allontanarsi dalla chiesa
per seguire processioni e celebrazioni religiose all'aperto. Perfettamente funzionale
allo scopo si rivela l'organo portativo, nato nel Medioevo, inizialmente di dimensioni
molto ridotte, poi sempre più imponente. Il termine portativo indica che lo strumento
poteva essere portato con facilità; l'esemplare conservato presso il Museo è anche positivo,
cioè può essere posato a terra, data l'assenza dei pedali. Ancora più semplice da
trasportare è il regale, piccolo organo che si richiude come un libro riducendo al minimo
l'ingombro. Impiegato sia per uso domestico che in chiesa, conobbe il suo momento
di massima notorietà nel 1607, quando il compositore Claudio Monteverdi per il suo
Orfeo ne utilizzò il suono aspro e piuttosto debole.
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