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IL PIANOFORTE



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Un giorno del 1698 alla corte fiorentina, davanti agli occhi dei cortigiani incuriositi, il cembalaro padovano Bartolomeo Cristofori (1655 - 1731) corre trafelato verso gli appartamenti del principe Ferdinando de' Medici, suo protettore e mecenate. Ha in mano un tasto con un meccanismo a martello, risultato dei suoi sforzi nella progettazione di un nuovo straordinario strumento, destinato ad esercitare un influsso decisivo sui futuri sviluppi della musica. Si tratta, per dirlo con le sue parole. di un "arpicembalo per fare il piano e il forte>". Si tratta del primo pianoforte della storia.
Il nuovo strumento viene prodotto tra il 1709 ed il 1730 in una decina di esemplari, dei quali oggi ne sopravvivono solo tre, conservati rispettivamente a New York, nel Museo degli Strumenti Musicali di Roma e a Lipsia. La paternità cristoforiana del pianoforte è stata a lungo contestata: nel 1716 l'invenzione è rivendicata dal francese Jean Marius; l'anno successivo si fa avanti anche il sassone Gottlieb Schröter, che però ammette quasi subito che lo strumento non è farina del suo sacco. La storia farà quindi giustizia anche di Marius, lasciando al solo Cristofori il merito della straordinaria invenzione.
La grande novità del pianoforte di Cristofori - a prima vista simile al contemporaneo clavicembalo - sta nel principio di funzionamento. Nel clavicembalo, infatti, le corde vengono pizzicate, producendo un suono tintinnante, la cui durata ed intensità sono difficilissime da controllare. Nel pianoforte, al contrario, le corde sono percosse da un martelletto. Tanto maggiore è la forza con cui l'esecutore abbassa il tasto, tanto più intenso risulterà il suono.
Sebbene già completo di tutti gli elementi costitutivi dello strumento moderno, il pianoforte non incontrerà un immediato successo presso musicisti e pubblico. Verrà considerato un succedaneo del clavicembalo, e relegato all'ambito mondano e 'salottiero'. Le prime composizioni scritte specificamente per lo strumento compaiono in Italia nel 1727 e sono firmate dal pistoiese Lodovico Giustini (1685 - 1743), che pubblica dodici sonate 'per cimbalo di piano e forte>', mentre il primo concerto si tiene a Londra nel 1768, ad opera di Johann Christian Bach (1735 - 1782), il figlio minore di Johann Sebastian. Tuttavia, perché lo strumento acquisisca una piena autonomia e dignità artistica bisognerà attendere ancora qualche anno e l'intervento di Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791). Il compositore austriaco sarà il primo a comprendere e a sfruttare appieno le caratteristiche e le possibilità espressive del pianoforte, sviluppando uno stile perfettamente modulato sulla sua natura. Ecco come si rivolge al padre in una lettera del 1777: "… posso fare quello che voglio con i tasti; il suono è sempre uguale, non tintinna sgradevolmente; non ha il difetto di essere troppo forte, né troppo smorzato, né viene totalmente meno. In breve è sempre perfettamente uniforme>…"
Se a Mozart spetta il merito di aver riscattato il pianoforte dal rango di strumento secondario cui era relegato, il suo sviluppo verso la fisionomia odierna si deve a tutti quei compositori che si sono cimentati con la sua tastiera.
Nel 1795, quasi cento anni dopo la sua invenzione, Ludwig van Beethoven (1770 - 1827) scrive il suo primo concerto per pianoforte. Il compositore tedesco - con il suo stile esecutivo impetuoso unito al fatto che, a causa della sua progressiva sordità, ha difficoltà a udire i suoni - mette a dura prova il fragile telaio in legno dello strumento. Ancora più aggressivo si rivela l'ungherese Franz Liszt (1811 - 1886), compositore, direttore d'orchestra e probabilmente il più grande pianista della sua epoca. Listz si avventa sulla tastiera, a volte utilizzando addirittura uno sgabello più alto della norma, per poter meglio caricare sui tasti tutto il peso del braccio a partire dalla spalla. Sul versante opposto di Liszt, Frydèryc Chopin (1810 - 1849), ha un tocco delicatissimo e richiede allo strumento un suono evanescente.
Per far fronte a queste esigenze i costruttori, a partire dal 1788, iniziano ad inserire rinforzi metallici all'interno della struttura lignea, finché non si giunge nel 1851 a realizzare il primo telaio interamente in ferro. Irrobustita in tal modo la struttura, è possibile anche aumentare la tensione cui sono sottoposte le corde, che oggi è circa triplicata rispetto a quella originaria. Intorno al 1885 lo strumento ha raggiunto ormai la sua forma moderna.


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