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SALA IV
GLI STRUMENTI POPOLARI
La musica popolare costituisce l'espressione fedele dell'immediato sentire dell'uomo,
il linguaggio della sua vita quotidiana, immediatamente comprensibile per tutti.
Tuttavia sarebbe un grave errore ritenerla rozza ed incolta, subalterna alla cultura
'alta'. Si tratta piuttosto di un filone musicale parallelo che spesso si interseca
con la musica colta; non a caso, autori come Beethoven, Chopin, Stravinskji hanno
spesso attinto ispirazione al repertorio popolare per le loro composizioni.
Il profondo legame che unisce la musica popolare alle origini ed alla storia di un
civiltà è testimoniato dai suoi strumenti, spesso derivati da prototipi lontanissimi
nel tempo: elementi di epoca greco-romana, egizia, addirittura preistorica sopravvivono
nei loro moderni discendenti. Come nel caso delle launeddas sarde, di origine
antichissima, imparentate all'aulòs greco ed alla tibia romana. O come l'alphorn -
una lunga tromba diffusa prevalentemente in Svizzera - che vanta antecedenti
preistorici e che nella forma ricorda vagamente il lituus bronzeo dei romani.
Il suono prodotto può spingersi a grandi distanze, attraversando le valli alpine:
per questo motivo l'alphorn era impiegato nell'antichità come una sorta di
sirena d'allarme che allertava le popolazioni in caso di pericolo. Le nacchere
si richiamano a cimbali e crotali, diffusi in tutto il mondo antico.
Spesso anche gli strumenti musicali di invenzione recente presentano precise affinità
con forme e sonorità del passato: è il caso dell'ocarina di Budrio, nata nel 1863 per
opera di Giovanni Donati. Questo piccolo strumento a fiato deve il suo nome alla forma
simile a quella di una piccola papera, e mostra analogie con gli antichissimi flauti
globulari cinesi, già documentati a partire dal XV secolo a.C. e diffusi soprattutto
come giocattolo per bambini.
Al liuto medievale, introdotto in Europa dagli Arabi, si richiama il mandolino,
qui presente in due delle sue versioni: la genovese e la più conosciuta napoletana.
Tra i suoi cultori viene annoverata anche la regina Margherita di Savoia (1868 - 1926),
per la quale furono realizzati preziosi esemplari intarsiati in ebano e madreperla.
Il diretto progenitore del mandolino italiano è la mandola, un liuto di dimensioni
ridotte. A tale proposito risulta di particolare interesse un esemplare, forse unico,
di mandolino-mandola, strumento double-face destinato probabilmente a suonatori
ambulanti. Sempre alla famiglia dei liuti fanno riferimento i colascioni, strumenti
a due o tre corde caratterizzati dal corpo piccolo e panciuto e dal manico lunghissimo,
che può raggiungere persino i due metri.
Hanno origini medievali anche le cetre da tavola, che nascono come strumento economico,
per poveri. La loro versione moderna si diffonde nel corso del 1600 in numerosi paesi
europei, ed in particolare nelle regione alpina.
Nella tradizione popolare per fare musica non si utilizzano solo gli strumenti musicali
'canonici' ma si ricorre anche a mezzi 'alternativi', spesso ricavati o ispirati da oggetti
di uso comune. Come la caccavella, un semplice pentolino da cucina ricoperto di pelle;
la raganella con il suo suono simile al gracidio di una rana; il triccheballacche
costituito da tre martelli di legno inseriti in un telaio, o l'avveniristico ma
semplicissimo ciac-ciac dell'artista futurista Giacomo Balla (1871 - 1958).
Lo scacciapensieri, oggi diffuso soprattutto nell'Italia meridionale, vanta
origini antichissime e nasce nel sud-est Asiatico come strumento per alterare la voce.
In questo universo variegato di rimandi culturali e geografici sta la grandezza degli
strumenti popolari. Strumenti che in modi e forme diverse fanno sentire la loro voce
che viene dalle radici stesse dell'umanità e percorre la trama della storia lasciando
affiorare ricordi e suggestioni di culture e tradizioni passate.
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