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SALE XVI - XVII - XVIII
GLI STRUMENTI MECCANICI



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Spesso gli strumenti meccanici sono stati poco compresi e decisamente sottovalutati, vittime di un pregiudizio tanto errato quanto radicato in profondità nell'immaginario collettivo.
Raramente è stata riconosciuta loro piena dignità artistica. Sono considerati i 'parenti poveri' della categoria, quelli che non richiedono alcuna particolare abilità per essere suonati, quelli riservati a mendicanti e suonatori ambulanti. La realtà è molto diversa. La musica 'ex-machina' ha infatti svolto la sua funzione a beneficio di tutte le classi sociali, dal popolo minuto all'aristocrazia, e compositori illustri come Mozart, Haydn, Beethoven e Cherubini non hanno disdegnato di comporre brani appositamente per organini e carrillons. Passatempo per dame e fanciulli, strumento di lavoro per suonatori di strada, indispensabile corredo di feste e sagre, fonte di continuo stupore e desiderio per quanti perseguono ed esaltano l'estetica del 'meraviglioso' - della commistione tra natura ed artificio -, questi oggetti sono opere estremamente ingegnose, strumenti che suonano automaticamente per mezzo di diversi meccanismi. Tra questi, il più comune è certamente il cilindro, una sorta di antenato del CD dei nostri giorni. E' costituito da un rullo la cui superficie è percorsa da punte in rilievo che riproducono la codificazione meccanica di un brano musicale; con la rotazione del cilindro le punte mettono in vibrazione una serie di lamelle metalliche che producono il suono. In base a questo principio, funzionano, ad esempio le serinettes, particolari organini impiegati soprattutto nel corso del XVIII e XIX secoli per insegnare canzoncine e brani musicali ai canarini (in francese serin significa per l'appunto canarino). Impiegati in massima parte dalla dame - che ripetevano la musica finché l'uccellino non la riproduceva esattamente - questi organini erano dotati, oltre che del cilindro, anche di un piccolo mantice e di una decine di cannette in stagno o legno. Il repertorio era costituito in massima parte da canzonette popolari, sebbene vi trovino uno spazio rilevante anche le più famose arie d'opera.
Il medesimo principio di funzionamento è sfruttato anche dalla concertion, una fisarmonica a cilindro dal meccanismo brevettato, in cui le punte metalliche muovono le ance; dalle organettes e dal tavolinetto stile 'Impero', privo di tastiera e messo in funzione per mezzo di una manovella. Qui le punte del cilindro azionano dei martelletti che vanno a percuotere le corde (proprio come accade con il pianoforte) e tre campanelli. Anche oggetti di uso quotidiano racchiudevano spesso leziose melodie: ne sono un esempio i due ciondoli femminili, la tabacchiera ed il piccolo puntaspilli, ninnoli di provenienza varia che testimoniano quanto fosse diffusa, presso tutte le categorie sociali e culturali, l'abitudine di fruire di della musica meccanica.
A volte il piacere della riproduzione musicale si accompagna alla ricerca dell'automazione, del movimento realistico di piccoli androidi: è il caso dei teatrini meccanici e dei carrillons animati - la cui nascita ben riflette il clima razionalista proprio dell'Illuminismo - che conoscono il loro momento di massimo splendore nell'ultimo quarto del XVIII secolo. La suggestione, il profondo senso di meraviglia e stupore che questi oggetti riescono a suscitare rimane intatto anche a secoli di distanza. Come non contemplare con gli occhi di un bambino il carillon con vela, il cui meccanismo anima una scena fluviale, facendo innalzare paurosamente la barca ed agitando le onde? Ancora più complesso e suggestivo è il rarissimo teatrino meccanico di produzione francese animato da quattro automi: al centro della scena sta un sultano intento a fumare il narghilé; le spire di fumo sono disperse da un giovane servitore che sta alle sue spalle agitando un ventaglio; un violoncellista ed un violinista - ai lati - suonano i loro strumenti volgendo gli occhi tutt'intorno. Spesso questi oggetti erano veri e propri capolavori di meccanica di precisione, opera delle pazienti ed abilissime mani di rinomati artigiani, come Ludovico Gavioli, un orologiaio modenese - autore tra l'altro dell'uniflûte con canne in legno a sezione quadrata qui esposta - autore nel 1838 di un prodigioso David: l'automa alzava gli occhi al cielo, prendeva in mano l'arpa e ne faceva scorrere le corde, mentre il meccanismo interno liberava le note dei salmi.


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