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SALA XV
IL GRANDE BAROCCO
Il generale arricchimento della tecnica e del repertorio della musica
strumentale investe anche gli strumenti a tastiera. Occorre sottolineare
che, fino alla fine del XVII secolo la distinzione fra musiche per organo
e musiche per clavicembalo, virginale e spinetta non è netta. Molte
composizioni possono essere eseguite indifferentemente su l'uno o l'altro
di questi strumenti. Prova ne è il fatto che le raccolte di brani musicali
dell'epoca sul frontespizio recano l'indicazione generica 'per cembalo
e organo' o addirittura 'per ogni sorta di strumenti da tasti'.
Nell'ambito di questa famiglia il posto di maggior rilievo spetta certamente all'organo,
che tra il 1650 d il 1750 raggiunge la massima diffusione ed il più alto rilievo
artistico. Il suono di un buon organo deve essere nitido, chiaro e squillante,
oltre che potente. Gran parte dei perfezionamenti che lo investono avvengono quasi
tutti ad opera di organari tedeschi: aumentano le dimensioni; la pedaliera si amplia,
i registri si moltiplicano. L'esemplare napoletano del '700 custodito nella Sala,
ad esempio, annovera un registro particolare: quello degli 'uccelletti'. E'
ottenuto grazie all'inserimento di una vaschetta di piombo dotata di dieci piccole
canne e riempita d'acqua: il suono ottenuto dall'aria soffiata nel liquido è
simile al cinguettìo degli uccelli. Si inizia a dedicare particolare attenzione
anche alla decorazione dello strumento, sempre più monumentale e sempre più
parte integrante dell'arredo liturgico. Alla fine del 1600, dunque, l'organo
ha acquisito tutte le caratteristiche moderne e la sua evoluzione, fatta
eccezione per alcuni particolari può dirsi ormai compiuta. La produzione
organistica assorbirà gran parte dell'opera di Johann Sebastian Bach (1685 - 1750),
il più grande musicista dell'epoca il cui nome è sinonimo stesso di Barocco
musicale.
Ma il Barocco è anche la stagione d'oro del clavicembalo, che gode la sua massima
fortuna presso le corti e gli ambienti aristocratici. Per questo strumento compongono
il ferrarese Girolamo Frescobaldi (1583 - 1643), Antonio Vivaldi (1678 - 1741),
Heinrich Schütz (1585 - 1672) e Domenico Scarlatti (1685 - 1757). Il clavicembalo
ha anche una versione verticale, indicata con il nome di claviciterio.
Questa presenta un duplice vantaggio: da un lato occupa meno spazio, dall'altro
il suono viene diretto verso l'ascoltatore, che è in grado di apprezzarne al
meglio la qualità. Il grande inconveniente è dato però dal meccanismo costruttivo,
estremamente più complicato e fragile rispetto a quello di un normale clavicembalo
'orizzontale'. Per questo motivo il claviciterio rimane uno strumento piuttosto
raro. Questo esemplare italiano del XVII secolo risulta particolarmente
interessante per la sua sagoma rarissima simmetrica, che trova riscontro
solo in un altro esemplare conservato a Vienna ed appartenuto all'Imperatore
Leopoldo I. Un altro strumento a tastiera, il clavicordo, è simile al
clavicembalo ed anche al più tardo pianoforte, del quale preannuncia il
meccanismo a corde percosse. Il suono prodotto è particolarmente armonioso
ma molto debole. Per questo motivo il clavicordo è diffuso principalmente
come strumento domestico, adatto a un uso privato, come testimoniato
indirettamente anche dal suo aspetto modesto e privo di decorazioni.
La fortuna del clavicembalo è destinata ad esaurirsi entro breve tempo: la fine del
1700 segnerà l'ascesa trionfale del pianoforte ed il clavicembalo sarà costretto ad
abbandonare la scena, incapace di competere con il nuovo arrivato. Condivideranno la
sua sorte anche spinette e virginali, più piccoli ma egualmente ricchi ed ornati, di
solito impiegati in ambienti più ristretti ed intimi, date anche le dimensioni ridotti.
Due dei numerosi esemplari conservati presso il Museo sono realizzati rispettivamente
nel 1668 e nel 1692 dal cembalaro italiano Onofrio Guarracino; molto bella e curata
è la decorazione pittorica, che diviene quasi parte integrante dello strumento.
A partire dalla seconda metà del '600, la dignità artistica della musica strumentale
è un fatto pienamente accettato dai più. Precisata la funzione e l'individualità di
ciascuno strumento, i musicisti passano a sperimentare nuovi tipi di composizione
per più strumenti. Fino al Barocco i termini che designavano le composizioni
musicali - sonata, sinfonia, concerto - non corrispondevano di fatto a un preciso
genere. Erano più che altro indicazioni, dal significato sfuggente e mutevole.
Ora invece si avverte la necessità di regolare e stabilizzare la rispondenza
tra nome e tipo di composizione. I concerti precedenti a questa epoca prevedevano
il concorso di strumenti vari - come archi, trombe, flauti, cornetti ed altri -
che intervenivano in vario modo. Ora invece l'orchestra, date anche le notevoli
dimensioni raggiunte, viene ripartita tra una notevole massa di strumenti ad arco,
e un gruppo più ridotto costituito da uno o più strumenti solisti, in funzione di
partner dialogante. E' così che si fissa la tipologia del concerto barocco -
ispirata dal compositore bolognese Francesco Stradella (1644 - 1682): un brano
la cui struttura è costituita dall'alternanza senza interruzioni di episodi in
cui suona l'intero complesso - detti concerto grosso o ripieno - ed episodi
in cui suonano pochi o addirittura un unico strumento solista - concertino o solo.
Tra i primi concerti ricordiamo quelli tenuti a Roma nel 1681 e 1682 da
Arcangelo Corelli (1653 - 1713). Il ruolo di solista nel concertino è
affidato inizialmente a violini, oboi e flauti. Questi stessi strumenti
saranno i protagonisti di un altro tipo di concerto, che si afferma in
questo stesso periodo: il concerto solistico, che si sviluppa in modo
prepotente nel corso del '700 e che trova in Antonio Vivaldi uno dei suoi
massimi artefici. Il compositore scrive circa 200 concerti per violino
solista, d una quantità di altri concerti solistici per fagotto, oboe,
flauti, violoncello, viola d'amore e mandolino. La loro risonanza è
eccezionale in tutta Europa; autori come Handel e Bach ne subiscono
l'influenza.
Gli orientamenti musicali fissati nel corso del XVI e XVII secolo proseguono
nell'epoca romantica, che va dal 1750 alla fine dell'800. Si tende ancora
verso una musica capace di esprimere e suscitare emozioni, e per ottenere
tale scopo i musicisti romantici fanno ricorso a tutti i timbri possibili.
Si introducono allora corni inglesi, cornetti, tube e sassofoni,
solo per citarne alcuni. L'orchestra si allarga fino a comprendere
praticamente tutti gli strumenti, molti dei quali devono subire dei
processi radicali di perfezionamento. L'orchestrazione, nata nel 1600,
diventa una branca autonoma della composizione musicale: si cerca di
trarre la migliore efficienza tecnica e la massima efficacia da ogni
strumento, con una particolare attenzione al volume sonoro. Tale
esigenza si lega ad un fenomeno sociale che trova il suo compimento
nell'ottocento: il passaggio da una cultura aristocratica a una
cultura democratica. Ai salottini di nobili e principi subentrano
sale da concerto sempre più vaste. In assenza dei moderni strumenti
di amplificazione, si cerca di realizzare strumenti che possano
esaltare al massimo la sonorità. Accanto all'orchestrazione
assume sempre maggiore importanza anche l'arrangiamento, cioè
la strumentazione di un brano per ogni tipo di organo strumentale.
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