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SALA XII
SECOLI XVI E XVII
Nel corso del Cinquecento la musica inizia timidamente a liberarsi del ruolo di
ancella della parola. Gradualmente si fa strada il concetto nuovo di musica pura;
per la prima volta i compositori cominciano a scrivere brani esclusivamente
strumentali, non limitandosi ad adattare partiture vocali come nel passato.
Sono dunque le caratteristiche stesse dello strumento musicale - il suono prodotto,
il timbro - a determinare l'andamento della musica. Gli strumenti sviluppano
una propria precisa individualità, tanto che, nel 1600 il compositore Giovanni
Gabrieli(1558 ca. - 1613) stabilisce per la prima volta l'orchestrazione di
una propria composizione. Gabrieli, in pratica, enumera tutti gli strumenti
usati nell'esecuzione, attribuendo a ciascuno una partitura; in tal modo di
esaltano e valorizzano le particolarità idiomatiche e timbriche di ognuno.
La nuova centralità degli strumenti musicali porta alla nascita di nuove
tipologie ed al perfezionamento delle vecchie. E' il caso dell'organo e,
soprattutto, del liuto, che occupa un posto di rilievo eccezionale almeno fino
alla seconda metà del Cinquecento per le sue caratteristiche intrinsecamente
polifoniche: è in grado di suonare note diverse contemporaneamente;
può riprodurre - tutte insieme - le parti di una composizione musicale;
può sostituire alla perfezione qualsiasi altro strumento.
Intorno al Cinquecento acquisisce la sua sagoma caratteristica:
slanciata, a mandorla, caratterizzata da un numero variabile di corde
e di tasti. Una sua versione più grande è la tiorba, dotata di corde
più lunghe e nata intorno alla metà del secolo.
A cavallo tra '400 e '500 fa la sua comparsa in Italia il clavicembalo, a corde pizzicate
dotato di una o più tastiere. Il suo progenitore medievale era il salterio'a pizzico',
una cassetta trapezoidale sulla quale erano tese delle corde di metallo o budello
pizzicate per mezzo di un plettro. Il clavicembalo - il cui maggior centro di produzione
nel '500 è Venezia - assumerà caratteristiche diverse, variabili di paese in paese
e di epoca in epoca, ma manterrà stabilmente un aspetto ornato e leggiadro, impreziosito
da pitture vivaci, stucchi, dorature, che lo rendono assai adatto ai salotti
aristocratici in cui trova collocazione. Nobili e Principi, infatti, si dedicano
ora con passione allo studio ed alla pratica della musica, aiutati dalla miriade
di trattati e manuali didattici che spiegano tecniche e modalità di esecuzione.
L'apertura, intorno al 1500, delle prime stamperie musicali, che pubblicano
spartiti e intavolature vendute al pubblico, non fa che incrementare ulteriormente
la circolazione e la domanda di nuovi brani.
In questo contesto la figura dell'esecutore, di colui che suona lo strumento, acquisisce
un peso ed un importanza sempre maggiori. Egli infatti non si limita ed eseguire
il brano così com'è trascritto, ma lo arricchisce e modifica di volta in volta,
apportandovi un suo personale contributo interpretativo e creativo.
L'affermazione della musica strumentale non causa affatto la scomparsa della parola,
e la poesia costituisce sempre la ragion d'essere del suono. Questo legame stretto
ed antichissimo trova il suo coronamento nella nascita a Firenze del recitar cantando,
prefigurazione dell'opera. Si tratta di una vera e propria rappresentazione teatrale
- con tanto di personaggi ed apparato scenico - accompagnata da musiche e canti,
destinata inizialmente ad intrattenere il pubblico tra un atto e l'altro di commedie
e tragedie. Questi intermezzi sfociano in una forma di spettacolo autonoma,
il melodramma. La prima opera giunta completa a noi sono Le Musiche [...] sopra
l'Euridice, composte da Jacopo Peri(1561 - 1633) nel 1600 in occasione delle
nozze tra Maria de' Medici ed Enrico IV. Nel 1607 a Mantova viene rappresentato
l'Orfeo di Claudio Monteverdi, mentre l'anno successivo è la volta dell'Arianna.
Di lì a poco la voga del melodramma dilagherà, favorita anche dalla rapida
diffusione del teatro al chiuso. Sovrani e nobili sono i mecenati che si fanno
carico degli enormi costi di allestimento di tali rappresentazioni, messe in
scena nei teatri di corte, a beneficio di una élite ristretta di spettatori
aristocratici. Ben presto inizia ad affacciarsi alla ribalta un nuovo tipo di
pubblico, finora sconosciuto: il pubblico pagante. Il moltiplicarsi di teatri
in tutta Europa favorisce infatti la nascita dell'impresariato,: è un privato - e
non un mecenate aristocratico - a farsi carico dei costi di gestione e di
allestimento delle opere, rappresentate in teatri presi in affitto. Per assistere
allo spettacolo gli spettatori, costituiti in gran parte da borghesi, pagano
un biglietto, che costituisce l'unica fonte di guadagno per impresario, cantanti
e musicisti. La prima opera rappresentata in un teatro a pagamento -
il San Cassian di Venezia - va in scena nel 1637: è l'Andromeda, un dramma
di Benedetto Ferrari musicato da Francesco Manelli, che riscuote un immediato
successo. Con l'avvento e la successiva massiccia espansione del sistema
impresariale il grande pubblico, composto in larga misura dall'alta e media
borghesia, diverrà gradualmente il nuovo arbitro delle mode e degli stili
musicali dominanti.
Il gusto per la rappresentazione, la ricerca del piacere visivo tipiche del tardo
rinascimento fanno sì che artigiani e costruttori prestino particolare attenzione
alla bellezza degli strumenti musicali. Che non sono solamente mezzi per fare musica,
ma anche piccole opere d'arte, tornite, levigate, spesso realizzate in pregevolissimi
legni esotici intarsiati in avorio, madreperla, tartaruga, perfino gemme preziose.
In questo periodo sono stati prodotti gli strumenti più belli che siano mai usciti
da bottega artigiana, seducenti agli occhi non meno che alle orecchie. Come la splendida
chitarra battentein ebano e avorio qui custodita, versione tipicamente italiana
caratterizzata dal fondo leggermente bombato. Il successo dello strumento è legato
in gran parte al tramonto del fragile liuto iniziato verso la fine del 1500.
La chitarra - che pure fa parte della stessa famiglia del liuto - è molto più robusta,
trasportabile in modo agevole e di esecuzione più semplice. Divenne in tal modo
il passatempo preferito di aristocratici dilettanti, diffondendosi dall'Italia e
dalla Spagna in tutta Europa, fino ad approdare alla raffinata corte francese,
che la definiva lo strumento "des Italiens".
La nascita del teatro in musica; la crescente attenzione verso gli strumenti musicali
che sviluppano una loro personalità autonoma; la nuova dignità artistica attribuita
alla musica; il graduale emergere della figura del compositore sono tutti elementi
che preludono alla straordinaria fioritura di esperienze musicali del Barocco.
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